Mercati come conversazioni: intangibili da valorizzare!

Uno dei primi post da cui è partito il progetto Marketingorà faceva riferimento alle TAZ (Zone Temporaneamente autonome ) di Hakim Bay e al mercato come luogo e realtà conversazionale. Vorrei provare a rilanciare il secondo argomento con alcune semplici riflessioni sul fatto che il mercato, l’azienda, l’organizzazione sono in realtà conversazioni.

Endless discussion

Cos’altro è il mercato se non una struttura sociale che permette a persone, aziende e prodotti di essere oggetto di valutazione e di produrre le informazioni utili che possono portare ad uno scambio di beni? Per sopravvivere un’azienda ha bisogno di un mercato e se il mercato non esiste, deve crearlo. I metodi per raggiungere questo obiettivo sono molti ma ciò che mette in movimento un mercato è la capacità di creare valore e di differenziarsi. Le transazioni che nascono dalle conversazioni sono in genere accordi, comunicazioni, movimenti che coinvolgono entità tra loro diverse e comportano scambi di valore quali informazioni, presentazioni, conoscenze, servizi e a volte anche denaro.

Queste conversazioni possono evolvere in relazioni basate su affinità tra due persone, affinità che in futuro possono evolvere e coinvolgere migliaia di persone e che si focalizzano sulla soddisfazione o l’insoddisfazione del consumatore nei confronti di un prodotto o servizio. Il risultato è un flusso continuo e una rete di conversazioni che finiscono per influenzarsi a vicenda e per autoriprodursi.

All’intersezione tra tecnologia e persone si forma il mercato del web, oggi pesantemente condizionato dal suo essere ‘social web’, fonte e linfa di conversazioni, relazioni e interazioni. Mentre il web 1.0 era prevalentemente un distributore di informazioni, il 2.0 realizza meglio il Clutrain Manifesto facilitando transazioni, conversazioni e relazioni. Il problema è di riuscire a individuare quante conversazioni che avvengono in rete sono insincere, usate solo con finalità di guadagno, inutili o spazzatura. Spesso i metodi a cui ricorrono le aziende nel generare molte conversazioni finiscono infatti per inquinare sia le conversazioni sia le relazioni.

I mercati attuali, sempre più reticolari, hanno la caratteristica di auto-organizzarsi e di farlo molto più rapidamente di quanto non riescano a farlo le aziende che in essi operano. I mercati sono meglio informati e fonte di nuove conversazioni tra i nodi della rete.

Fanno emergere nuove forme di networking sociale, di reti sociali e di scambi di conoscenze. I mercati stanno diventando più intelligenti, più informati e più organizzati e la partecipazione ad essi sta cambiando le persone che vi partecipano. In mercati conversazionali le persone hanno compreso di poter avere accesso a informazioni migliori e a ricevere migliore supporto dai nodi loro pari di quanto non ne possano ricevere dalle aziende. In rete i segreti si sgretolano, prodotti e servizi vengono messi a nudo e le notizie, sia positive che negative, si diffondono e si auto-propagano molto più rapidamente.

reti sociali - photo credit  complexlab

Per vincere in un’economia relazionale un’azienda deve avere relazioni solide con i suoi mercati ma anche conversazioni franche, aperte e oneste perché sono quest’ultime a generare transazioni e risultati. Le conversazioni che caratterizzano questi mercati sono non-stop, molto fluide, non gerarchiche, bidirezionali, libere e senza controlli. Queste conversazioni rappresentano i movimenti dei mercati e obligano le aziende a ricercare e a dotarsi di nuovi metodi per comprenderle e gestirle. Ma tutto questo non è facile e non sta avvenendo perché richiede un nuovo mindset, la capacità di focalizzarsi sulla persona (aspetto umano del consumatore) e di comprendere il valore delle conversazioni reali.

Non tutti condividono questa visione e molti pensano che le conversazioni non necessariamente si trasformino o evolvano in mercati. Il problema secondo me è che le conversazioni sono componenti intangibili della transazione e difficilmente associabili ad uno scambio di danaro. Ma ciò che è intangibile si muove sul mercato in modo autonomo. Una componente finisce per determinare una transazione e il suo valore, l’altra più consistente si traduce invece in elementi discreti e unici che vanno a costruire e a rafforzare le relazioni tra le persone facilitando il raggiungimento di obiettivi tangibili (scambio di beni) e intangibili (soddisfazione). Il problema è come fare ad analizzare e valorizzare questa componente intangibile, come trasformarla in qualche altra forma di valore che non sia denaro e come usarla per definire meglio i nostri asset.

Ma questa è una ….nuova conversazione a cui invito i visitatori di Marketingagorà a partecipare.

Annunci

Web Applications : CreativePro Office

CreativePro Office is the most complete set of online office management tools you’re likely to find at any price – and it’s completely free! Manage your team, clients, projects, invoices, events and quotes [coming soon] from one web-based application.

CreativePro Office is well suited for both independent professionals and small teams of graphic designers, programmers and web developers.

Un interessante servizio web per gestire ed organizzare direttamente online il proprio lavoro. Si tratta di una suite office completa di varie funzionalità, che comprende soluzioni per la gestione documenti, gestione clienti, organizzazione degli impegni, progetti e quant’altro, tutto direttamente via browser.

Per utilizzarlo, è necessario attivare un account gratuito. [il servizio è in lingua inglese]

[via : freeonline]

logo CreativePro Office

home page : http://www.creativeprooffice.com/

Human Touch & Human Satisfaction

Concludiamo con oggi “la trilogia” dedicata ad evidenziare come parlare di comunicazione on line e di Web 2.0 non possa prescindere dagli aspetti di organizzazione dell’impresa che deve evolvere altrettanto in Enterprise 2.0. [+ Update]

Non ho la minima pretesa di aver analizzato a fondo il tema né di aver concluso il percorso poiché entrambe le cose richiederebbero tempi e spazi di gran lunga superiori a quelli dedicati. Spero però di aver fornito un contributo al confronto ed alla riflessione su questo tema di rilevanza e di estrema attualità. Credo che lo spirito e la mission di Marketing Agorà e di coloro che collaborano a questo progetto visionario risiedano sulla multidisciplinarietà che è presupposto di base per una visione olistica del processo che banalizzando chiamiamo comunicazione.

Si è intrapreso questo sintetico percorso con un articolo il cui titolo era di preambolo alla chiusura odierna.

Credo che la miglior sintesi dei concetti e delle evoluzioni in atto e da perseguire siano all’interno della tabella sottostante.

Postmodernità Novoevo
   
Petrolio Idrogeno
Marca Parterre di marche
Target Pubblico
Advertising Comunicazione
Agenzia di advertising Impresa di comunicazione
Messaggi & media Strategia di comunicazione
Account executive Marketing communication manager
Creatività individuale Multidisciplinarietà & multicreatività
Consumatore Essere umano – cliente
Emozione Emozione, ragione, etica
Prodotto, servizio Servizio
Posizionamento Posizionamento + relazione + fidelizzazione
Serialità Beni economici “su misura”
Stili di vita Progetti di vita
Profitto Profitto sostenibile & Bilancio sociale
Ricerca della stabilità Evoluzione costante nella complessità
Individualismo & massa Individualismo nella brand community
Frammentazione Filosofia olistica & cultura di “processo”

[Fonte: Human satisfaction – La comunicazione d’Impresa verso un nuovo umanesimo – M. Bonferroni]

Credo che per il passaggio al novoevo il web 2.0 e le sue evoluzioni siano uno strumento facilitante del processo. Ovviamente non può esserne il cardine come geek ed oratori pour cause pretenderebbero poiché dalla employees satisfaction alla customer/human satisfaction il percorso è ben più articolato e complesso di come costoro lo presentano.

Adesso credo che, anche sulla base di questi presupposti, possiamo iniziare a lavorarci sopra sul serio.

Comunicazione Interna ed Internal Marketing

 Come promesso nell’articolo di ieri, continuiamo il processo di analisi sulla comunicazione on line analizzando la sfera di azione e di influenza in termini di comunicazione interna/internal marketing delle imprese.

Prima di entrare nel cuore di questo argomento sono costretto a constatare come la comunicazione interna sia appannaggio esclusivo di poche grandi imprese multinazionali che comunque, nella mia esperienza e sulla base delle informazioni di cui dispongo, non effettuano analisi di coerenza tra i messaggi che veicolano all’esterno dell’impresa e quelli che portano all’interno dell’ organizzazione. Tutto questo crea ovviamente un disallineamento che è nocivo o addirittura contrario alle strategie ed agli obiettivi generali delle aziende.

Fatta questa premessa, che mi auguro possa essere ulteriore spunto di riflessione e di confronto, spero di riuscire nella sintesi ad esprimere il mio punto di vista rispetto al tema originario.

Accennavo ieri al fatto che la comunicazione on line ed i cosiddetti social media [blog inclusi evidentemente] ottengano scarsa attenzione in termini di comunicazione interna alle imprese. Approfondiamo dunque.

Le “nuove tecnologie” consentono forme di cooperazione e comunicazione sostanzialmente paritaria, “orizzontale”, fra operatori e sostengono il lavoro di gruppo necessario per la reattività al cliente delle aziende. Fanno condividere lo svolgimento pieno di un compito, d un lavoro o di una professione.

Sono strumenti di trasmissione, generazione ed accumulazione della conoscenza che non possono essere introdotti nelle imprese senza modificarne sostanzialmente l’organizzazione in modi di interazione e pratiche di comunicazione nuove. [1]

comunicazione.jpg

La parzialità di visione degli operatori è dimostrata abbondantemente poiché mentre la definizione di web 2.0 risale al 2004 [la Web 2.0 conference si svolse dal 5-7 Ottobre 2004 nelle sale congressi dell’ Hotel Nikko in San Francisco .Web 2.0 è un’espressione inventata da Dale Dougherty di O’Reilly Media casa editrice americana specializzata in pubblicazioni riguardanti le nuove tecnologie e Internet, in collaborazione con Craig Line di MediaLive International] è solo recentissimamente che viene introdotto il concetto di Enterprise 2.0, riferendosi allo stesso molto spesso ancora oggi in chiave esclusivamente tecnologica e dunque fondamentalmente erronea.

La comunicazione nel lavoro può [e deve] essere collegata con quella sugli obiettivi, il modello di business, le strategie competitive per potenziare le capacità organizzative secondo le nuove logiche, come lasciavo intendere sin dall’articolo di ieri, che mirano ad eliminare i vincoli sequenziali di attività. Il valore della comunicazione, anche on line, è dunque fattore di facilitazione dei processi organizzativi, delle pratiche gestionali e della produzione di conoscenza aziendale tesa al soddisfacimento delle aspettative del cliente.

Eludere quest’area concentrandosi esclusivamente sulla comunicazione esterna e sui declami per l’utilizzo da parte delle imprese del web 2.0 significa, ipso facto, dirigere le imprese a tutta velocità verso il fallimento sicuro. Si parla spesso di responsabilità dei blogger, penso che sia [al di là di manifesti e proclami] responsabile avere una visione d’insieme, olistica pare essere l’attuale termine più in voga, delle logiche d’impresa e di come la comunicazione abbia un ruolo al suo interno; continuare a tacere in assenza di tali conoscenze e competenze sarebbe la scelta più idonea.

Dobbiamo ricorrere all’estero ed in particolare all’ottima Valeria Maltoni [There is one part of organizational life that has been abandoned like a sinking ship, shamefully so] per vedere riconosciuti questi aspetti poiché, ad esclusione di alcune rare e piacevoli eccezioni, si continuano a privilegiare pour cause altri aspetti.

Constatare che praticamente solo il sottoscritto,in collaborazione con Giacomo Mason e con la preziosa integrazione della precitata Valeria, abbia immaginato di lavorare su di uno strumento, che pare sconosciuto e non interessante, chiamato Internal Corporate Blog [+ slideshow] mentre le citazioni si concentrano esclusivamente sul roi degli external corporate blog mi lascia davvero perplesso sul valore delle conversazioni attualmente in corso.

Confortato nel fondo dal veder confermato che le tesi sostenute non appaiono completamente visionarie, mi rimetto ai vostri commenti ed alle vostre riflessioni affinchè gli spunti fin qui forniti possano essere base di collavorazione.

Domani ultimo capitolo della “trilogia” sul tema; come predetto ci concentriamo su “the human touch“.

[1] – Tratto dalla prefazione di “Comunicare in Azienda“- Ipsoa – 2004.

Web Voyager : from web 2.0 to … ? The Neverending Story !

Forse Se ne parla più di quanto se ne usi, e ancora non per tutti è chiaro il concetto di Web 2.0

Altrettanto sono ancora numerosi gli equivoci da sciogliere !

I primi rumors nei confronti del web 2.0 risalgono al 2005 ,  stampa , media, website e  blogosfere [blogger] sono corsi a riempire le proprie pagine di questo termine.

Le origini di questo concetto però risalgono al 2004, durante la preparazione di una conferenza il cui tema era improntato sulla rinascita del fare Web e ristrutturazione dell’intero sistema.

la Web 2.0 conference si svolse dal 5-7 Ottobre 2004 nelle sale congressi del Hotel Nikko in San Francisco .

web 2.0 è un’espressione inventata da Dale Dougherty di O’Reilly Media casa editrice americana specializzata in pubblicazioni riguardanti le nuove tecnologie e Internet, in collaborazione con Craig Line di MediaLive International. [praticamente uno slogan].

web 2.0 : non vuole essere una rivoluzione degli schemi classici del web tradizionale, ne tantomeno un passaggio da una tecnologia all’altra, ma bensì una evoluzione in corso, una seconda versione proiettata verso un qualcosa di nuovo, l’entrata in una nuova fase del Word Wide Web. Volendo semplificare, si identifica nel web 2.0 il passaggio dai siti ai servizi.

Si parla di mezzi, di strumenti e di servizi,l’accesso a Internet da una serie di dispositivi diversi dal PC, dai cellulari al televisore alla radio e tutto ciò che sfrutterà la tecnologia digitale.

Fenomeni come il blogging, il social networking, la condivisione e la collaborazione online, a livello di sito, servizio o piattaforma hanno avanzato velocemente. Il filo conduttore, infatti, del web 2.0 è proprio la collaborazione e la condivisione, l’interazione sociale, culturale e professionale realizzata grazie alla tecnologia.

Il web 2.0 non è l’evoluzione di una tecnologia, come detto, ma poggia su una base tecnologica in continua evoluzione. In particolare, le tecnologie alla base del web 2.0 sono:

XML o eXtensible Markup Language – API o Application Program Interface – Web ServicesAJAX o Asynchronous JavaScript and XML.

Grazie all’uso di queste tecnologie e alle loro combinazioni, sono possibili servizi integrati che sfruttano singole applicazioni da diversi siti web. Piena possibilità di comunicazione e interazione tra i vari siti e servizi, sviluppati o utilizzati in modalità condivisa e collaborativa.

esempi : Collaborare e condividere
Il nuovo elemento collaborativo del web 2.0 trova la sua piena espressione negli strumenti di comunicazione pura, come i wiki e i weblog.

Il modello gerarchico del sapere, espresso dalle enciclopedie generaliste o tematiche, sta tramontando rapidamente.

Ad affermarsi è invece il modello condiviso, per cui gli utenti costruiscono insieme l’enciclopedia, raggruppando liberamente e gratuitamente saperi e competenze diverse, al servizio di altri utenti. È Wikipedia !

L’esempio da seguire, allo stesso modo, la presenza privata online [i vecchi siti personali], ha lasciato spazio al fenomeno dei weblog, più semplici da realizzare e gestire, e più immediati in termini di comunicazione. Talmente immediati che i professionisti della comunicazione non vi rinunciano.

techno-utopie : Un web usercentrico – Il sito personale diventa dinamico e user-friendly: nasce il weblog, nascono i servizi sociali il vantaggio c’è, è tecnico e dovrebbe essere per tutti.

 understanding web 2.0 

Understanding Web 2.0

Ma non tutti gli individui contribuiscono in prima persona ai processi collettivi ;  spesso solo un’esigua minoranza determina i comportamenti di una grande maggioranza silente e inattiva.

Secondo la regola dell’1% o “1:10:89”, su 100 utenti di una piattaforma ad architettura partecipativa solo 1 contribuisce attivamente con propri contenuti ; 10 partecipano di tanto in tanto alle attività minime della vita di community [commento, ranking, tagging]; i restanti 89 fruiscono passivamente. […]

[read more : Apogeo – È davvero collettiva l’intelligenza del web 2.0? di Nicola Bruno]

D’obbligo è un riferimento al cosiddetto web 2.0, tanto osannato quanto criticato :

Robert Cailliau, co-inventore con Tim Berners-Lee del web, parla dei primi 17 anni di vita della rete. Critica, a sorpresa, Wikipedia, e il web 2.0.

“Wikipedia incarna ciò che non avremmo voluto che diventasse il web”.

“Non ha senso creare un’enciclopedia in cui vengono accentrate le informazioni, poiché la rete tutta è un’enciclopedia. Concentrare le fonti è contrario all’idea stessa di web”.

“Il web 2.0 non esiste, si tratta solo di un uso sociale della rete, ma non è una novità. Fin dal primo giorno, la rete è nata con l’obiettivo di mettere in condivisione contenuti e in contatto persone. Semplicemente, ora è più facile farlo”.

Nessuna innovazione tecnologica, perché non siamo di fronte a una tecnologia, ma la diffusione di interconnessioni, che è proprio delle strutture a rete. È possibile diffondere l’informazione, la conoscenza e, addirittura, produrre saggezza” […] [Robert Cailliau]

[via : visionpost.it]

L’ utopia di un uomo :

The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect 

[Tim Berners-Lee : co-inventore del World Wide Web]

Anche in questo caso pur volendo essere ottimisti [buoni] piu del 50% degli attuali documenti/contenuti/servizi on line, in particolar modo “user-generated” [contenuti generati dagli utenti] risultano un vero è proprio ex muro di Berlino –archielettronico- , ciò non consente agli utenti diversamente abili di partecipare alle varie attività sociali e di vivere in piena autonomia la rete !!!

Mettendo una mano sulla coscienza bisogna dire che la condivisione dei contenuti non sempre corrisponde alla conoscenza e l’accessibilità a tali contenuti non è certo ancora appannaggio di tutti: il technology divide esiste !

Il futuro : … dove stiamo andando ?

I have a dream “semantic web” [1999]

“I have a dream for the Web in which computers become capable of analyzing all the data on the Web – the content, links, and transactions between people and computers.

A ‘Semantic Web’, which should make this possible, has yet to emerge, but when it does, the day-to-day mechanisms of trade, bureaucracy and our daily lives will be handled by machines talking to machines. The ‘intelligent agents’ people have touted for ages will finally materialize”.

[Tim Berners Lee] … e quelle proiezioni si rivelano il futuro prossimo.

semantic web : code name – web release 3.0 !

“Il web semantico è un’estensione del web di oggi, in cui all’informazione viene dato un preciso significato, permettendo ai computer ed alle persone di lavorare in cooperazione.”

Approcci al web semantico : websemantico.org by Pasquale Popolizio

 Tim Berners-Lee talk about semantic web

Tim Berners-Lee : talk about semantic web

to be continued …