At Work : Marketing Agora – Enterprise 2.0 – Alpha Test

Pierluca Santoro [CEO Marketing Agorà]

A seguito degli imput del gruppo di collavorazione

Ha ritenuto opportuno concretizzare il lavoro sin qui svolto, dando il via ad una nuova fase che prevede una completa evoluzione dell’intero progetto :

Marketing Agorà enterprise 2.0 Alpha Test

Un Case Study applicativo, che vedrà impegnati sia il sottoscritto [come web project manager] che il gruppo tecnologia, nella pianificazione e sviluppo di una piattaforma basata su CMS WordPress che rispecchi i concetti innovativi di Weblog Enterprise 2.0

screenshot Marketing Agora enterprise 2.0

screenshot marketingagora.org powered by : WebShots-pro

Allo stato attuale la piattaforma si presenta in versione basic [WordPress 2.3.1 – default theme Kubrick] mantenendo fede al motto dei suoi sviluppatori “the code is poetry“.

web standards compliant : codifica  UTF-8, valid XHTML 1.0 Transitional, W3C Mobile Web Best Practices  [test Nokia N70]  see also : emulator Nokia N70 [mtld.mobi]

La strada da percorrere è ancora lunga e la Development Roadmap prevede l’inserimento, oltre che di un layout personalizzato [theme], di vari elementi [metadata] che caratterizzano il semantic web, microformati, RDF, markup semantico [struttura XHTML] come : Dublin Core, GeoURL, FOAF, Microformats, POSH, SIOC, ICRA labels, Privacy Policy P3P, OpenID … and more !

[Un doveroso grazie a Simone Onofri per i preziosi consigli ricevuti in passato e a Pasquale Popolizio per il suo contributo a favore del web semantico con il progetto websemantico.org]

Nel pieno rispetto dei web standards a favore della accessibilità e diritto di internet per tutti [ valido riferimento … quanto è stato fatto su zonex.it ]

stay tuned !

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MA, KIBS e il brunch a base di marketing

[di Gino Tocchetti, reblogged da www.knowledgeecosystem.com]

Essendo giustamente chiamato a fare “la mia dichiarazione di intenti” in occasione dell’adesione al network MA, sono andato a riprendermi alcuni post e articoli di qualche anno fa, che ne sono le premesse fondamentali.

Facciamolo quindi partire da Miles 1995 e il suo “Knowledge-intensive business services: Users, carriers and sources of innovation” che ha anticipato buona parte dello sviluppo dei servizi business ad alto contenuto di conoscenza, in Europa (a dire il vero soprattutto in Finlandia c’e’ stata vera consapevolezza).

Erano gli anni d’oro del Knowledge Management, basta ricordare che nello stesso anno usciva “The knowledge-creating company” di Nonaka, Takeushi: a differenza dei giapponesi pero’, qui l’impostazione era piu’ “ecosistemica”: l’Europa dimostrava ancora una volta di avere un “proprio” approccio, e (passatemi questa sparata) capace di tenere piu’ a lungo nel tempo.

Cosa sono e come stanno evolvendo i KIBS ?
Una buona sintesi e’ nella pagina corrispondente di wikipedia.
Una definizione sinteticissima: Knowledge-intensive business services (KIBS) sono aziende che forniscono prodotti intermediari e servizi – basati soprattutto su conoscenza avanzata tecnologica e professionale – ai processi di business di altre organizzazioni..
Si tratta di uno dei settori piu’ in crescita in EU25, e ancora poco studiato.

Qualche esempio di KIBS per capire meglio ? ecco la risposta direttamente da Miles:

Miles-KIBS

Perche’ mi ricollego ai KIBS ?
Uno dei punti piu’ importanti e’ ben espresso con le parole di Lance Bettencourt in “Client Co-Production in Knowledge-Intensive Business Services” (2002):

A common characteristic of knowledge-intensive business service (KIBS) firms is that clients routinely play a critical role in co-producing the service solution along with the service provider. This can have a profound effect on both the quality of the service delivered as well as the client’s ultimate satisfaction with the knowledge-based service solution. By strategically managing client co-production, service providers can improve operational efficiency, develop more optimal solutions, and generate a sustainable competitive advantage.

L’avvento del web2.0 e’ posteriore e quindi strumentale, ma indubbiamente rappresenta una grande occasione di rilancio dei KIBS, e non per niente grandi colossi come IBM e Oracle, pur essendo l’archetipo della “corporation” accentratrice monolitica e colonizzatrice, si stanno aprendo a questa nuova prospettiva, attraverso la “Service Research & Innovation Initiative” (SRI), un’iniziativa no profit fondata dai top manager di quelle aziende. L’innovazione nei servizi e’ infatti “the next big thing” dopo l’innovazione tecnologica di questi anni, stando a quanto sentenzia BusinessWeek.

Nei KIBS non e’ cosi’ importante la generazione di contenuti, che molto spesso e’ user generated, quanto la creazione di uno spazio adatto, un buon incubatore per quel processo creativo, e anche la capacita’ di tradurre/trasferire gli stessi contenuti in contesti diversi, adattandoli alle esigenze dei singoli, e (non da poco) al loro linguaggio.

Non tutti i KIBS sono basati sulla trasformazione della conoscenza (alcuni sono piu’ centrati sulla generazione ed altri sulla applicazione di conoscenza), ma la capacita’ di trasformare e ricombinare la conoscenza e’ la caratteristica che piu’ li rende interessanti, a mio avviso, quando parliamo di PMI.

Veniamo dunque a MarketingAgora’, che e’ chiaramente un esempio di KIBS in fieri. Al di la’ dei rimandi nel mondo della ricerca, del management consulting, e delle mosse strategiche dei big player, MA e’ l’espressione della necessita’ di innovare i servizi in materia di business (di marketing soprattutto in questo caso), uscendo dalla logica del consulente/societa’ di consulenza che “trasferisce il verbo” alle aziende passivamente (e psicologicamente) soggiogate, per abbracciare quella di una fertile “collavorazione” tra professionisti e utenti/clienti, in cui l’oggetto dello scambio (che comunque rimane come logica di fondo) non e’ nel singolo “elemento di conoscenza” (il modello, la check list, il processo, la best practice, …) ma nell’occasione di poter partecipare ad un processo di generazione e accumulazione di conoscenza continuo, e (lasciatemi fare una provocazione) nell’occasione di poter “consumare” conoscenza insieme. Insomma, MA e’ potenzialmente il locale virtuale del brunch a base di marketing: si cucina e si degusta, tutti insieme, in modo informale, con l’obiettivo di consolidare un’esperienza intorno ad un interesse comune. Nessun termine poteva essere quindi piu’ azzeccato di agora’, infatti.

Dunque questo e’ il motivo percui ho deciso di aderire a MarketingAgora’, e rinnovo la mia disponibilita’ a contribuire all’idea di PL Santoro, piu’ che ad altre aggregazioni di professionisti in cui il modello di business e’ ancora sostanzialmente 1.0, anche se succintamente e maliziosamente coperto da qualche accessorio 2.0.

Web Service : Web TV – Project GLOMERA

GLOMERA è un progetto nato per offrire una piattaforma tecnologica di semplice utilizzo per creare e gestire corporate web tv e permettere la comunicazione delle imprese sia verso l’interno che verso l’esterno, al fine di incrementare singoli brand e/o la propria immagine offrendo agli utenti un servizio di alta qualità .

Oltre che sul portale aziendale, GLOMERA, consente di integrare i canali web televisivi dedicati e i box interattivi anche su altri siti.

GLOMERA grazie alla tecnologia P2P, consente di diffondere rapidamente contenuti di alta qualità ad un numero illimitato di utenti, offrendo così la possibilità di sviluppare nuovi modelli di business e di comunicazione.

GLOMERA fornisce gli strumenti necessari per la gestione di palinsesti televisivi in totale autonomia per veicolare eventi, interviste e riprese in diretta e in differita.

Si rivolge sia alle aziende che producono poche ore di contenuti video sia a quelle che desiderano gestire canali dedicati 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

GLOMERA è un servizio gratuito ed in italiano.

GLOMERA, ha debuttato ufficialmente online con SMAU Channel ! 

logo Glomera

home page : http://www.glomera.it/

[via : freeonline]

Comunicazione Interna ed Internal Marketing

 Come promesso nell’articolo di ieri, continuiamo il processo di analisi sulla comunicazione on line analizzando la sfera di azione e di influenza in termini di comunicazione interna/internal marketing delle imprese.

Prima di entrare nel cuore di questo argomento sono costretto a constatare come la comunicazione interna sia appannaggio esclusivo di poche grandi imprese multinazionali che comunque, nella mia esperienza e sulla base delle informazioni di cui dispongo, non effettuano analisi di coerenza tra i messaggi che veicolano all’esterno dell’impresa e quelli che portano all’interno dell’ organizzazione. Tutto questo crea ovviamente un disallineamento che è nocivo o addirittura contrario alle strategie ed agli obiettivi generali delle aziende.

Fatta questa premessa, che mi auguro possa essere ulteriore spunto di riflessione e di confronto, spero di riuscire nella sintesi ad esprimere il mio punto di vista rispetto al tema originario.

Accennavo ieri al fatto che la comunicazione on line ed i cosiddetti social media [blog inclusi evidentemente] ottengano scarsa attenzione in termini di comunicazione interna alle imprese. Approfondiamo dunque.

Le “nuove tecnologie” consentono forme di cooperazione e comunicazione sostanzialmente paritaria, “orizzontale”, fra operatori e sostengono il lavoro di gruppo necessario per la reattività al cliente delle aziende. Fanno condividere lo svolgimento pieno di un compito, d un lavoro o di una professione.

Sono strumenti di trasmissione, generazione ed accumulazione della conoscenza che non possono essere introdotti nelle imprese senza modificarne sostanzialmente l’organizzazione in modi di interazione e pratiche di comunicazione nuove. [1]

comunicazione.jpg

La parzialità di visione degli operatori è dimostrata abbondantemente poiché mentre la definizione di web 2.0 risale al 2004 [la Web 2.0 conference si svolse dal 5-7 Ottobre 2004 nelle sale congressi dell’ Hotel Nikko in San Francisco .Web 2.0 è un’espressione inventata da Dale Dougherty di O’Reilly Media casa editrice americana specializzata in pubblicazioni riguardanti le nuove tecnologie e Internet, in collaborazione con Craig Line di MediaLive International] è solo recentissimamente che viene introdotto il concetto di Enterprise 2.0, riferendosi allo stesso molto spesso ancora oggi in chiave esclusivamente tecnologica e dunque fondamentalmente erronea.

La comunicazione nel lavoro può [e deve] essere collegata con quella sugli obiettivi, il modello di business, le strategie competitive per potenziare le capacità organizzative secondo le nuove logiche, come lasciavo intendere sin dall’articolo di ieri, che mirano ad eliminare i vincoli sequenziali di attività. Il valore della comunicazione, anche on line, è dunque fattore di facilitazione dei processi organizzativi, delle pratiche gestionali e della produzione di conoscenza aziendale tesa al soddisfacimento delle aspettative del cliente.

Eludere quest’area concentrandosi esclusivamente sulla comunicazione esterna e sui declami per l’utilizzo da parte delle imprese del web 2.0 significa, ipso facto, dirigere le imprese a tutta velocità verso il fallimento sicuro. Si parla spesso di responsabilità dei blogger, penso che sia [al di là di manifesti e proclami] responsabile avere una visione d’insieme, olistica pare essere l’attuale termine più in voga, delle logiche d’impresa e di come la comunicazione abbia un ruolo al suo interno; continuare a tacere in assenza di tali conoscenze e competenze sarebbe la scelta più idonea.

Dobbiamo ricorrere all’estero ed in particolare all’ottima Valeria Maltoni [There is one part of organizational life that has been abandoned like a sinking ship, shamefully so] per vedere riconosciuti questi aspetti poiché, ad esclusione di alcune rare e piacevoli eccezioni, si continuano a privilegiare pour cause altri aspetti.

Constatare che praticamente solo il sottoscritto,in collaborazione con Giacomo Mason e con la preziosa integrazione della precitata Valeria, abbia immaginato di lavorare su di uno strumento, che pare sconosciuto e non interessante, chiamato Internal Corporate Blog [+ slideshow] mentre le citazioni si concentrano esclusivamente sul roi degli external corporate blog mi lascia davvero perplesso sul valore delle conversazioni attualmente in corso.

Confortato nel fondo dal veder confermato che le tesi sostenute non appaiono completamente visionarie, mi rimetto ai vostri commenti ed alle vostre riflessioni affinchè gli spunti fin qui forniti possano essere base di collavorazione.

Domani ultimo capitolo della “trilogia” sul tema; come predetto ci concentriamo su “the human touch“.

[1] – Tratto dalla prefazione di “Comunicare in Azienda“- Ipsoa – 2004.