Social Networking more thoughts about it

Come anticipato, riprendiamo il discorso intrapreso ieri su questo tema e dopo aver espresso la mia sintetica opinione sui contenuti del white paper passiamo quest’oggi agli spunti di riflessione e confronto proposti nell’articolo.

Condivido assolutamente quel che dice Lele Dainesi quando afferma che : “La prima cosa che i social network mi hanno insegnato è che devo avere un motivo per frequentarli e non solo per iscrivermi. Altrimenti sonnecchio“.

Ovviamente questo è quel che avviene anche per quanto riguarda le relazioni della “vita reale”. Non a caso, a titolo esemplificativo, le palestre, sorpassato il periodo di crescita esponenziale legato all’edonismo più sfrenato, si propongono attualmente di fatto come luogo in cui socializzare in una visione olistica di bellessere relativamente alla quale pubblicherò a breve il video di una speech del sottoscritto.

Da questa considerazione ne derivano quindi due potenziali sviluppi.

In primis che la verticalizzazione dei social network, oggi agli albori, sarà sicuramente il trend emergente in quest’ambito pena un elevato numero di iscritti ma un basso tasso di partecipazione come second life allo stato attuale di sviluppo parrebbe insegnare.

In seconda battuta, come diretta conseguenza della prima, si assisterà ad una inevitabile frammentazione ed i grandi numeri di MySpace e altri saranno soppiantati progressivamente [se dovessi azzardare una previsione direi entro il prossimo triennio] da una molteplicità di nicchie di dimensioni più o meno modeste. Questo se da un lato consentirà di mirare in maniera ancor più accurata la comunicazione ai distinti cluster di individui, dall’altro [ri]proporrà il problema della redditività per ideatori/gestori di queste iniziative.

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Altri elementi di confronto e di riflessione [grazie davvero] vengono offerti quando si afferma che: “E’ un social network e quindi godo della credibilità delle persone di cui dico di essere amico” […..], proseguendo, “Potente, la mia credibilità aumenta agli occhi dell’estraneo, il mio livello di trust è sostenuto dal livello di trust di Cris“.

Senza nulla togliere alla bontà della riflessione ed allo stimolo al confronto che essa offre, anche in questo caso non mi pare che ciò rappresenti una novità. La referenziazione attiva sia in termini di relazioni sociali che a livello di business fa parte di quelle che, in sintesi, definirei basic skills di vendita.

Citare l’aver effettuato una precedente vendita ad un cliente [di buona fama] è una delle più vecchie attenzioni che ogni buon venditore non dimentica mai. Citare il proprio capitale sociale e dunque “vantare” determinate relazioni è, altrettanto, di uso antico.

Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. La novità è rappresentata dal mezzo che consente di abbattere distanze e costi nelle relazioni.

Relazioni che, come conferma anche nel suo commento Carlo Mazzucchelli, rischiano di divenire decisamente effimere se non coltivate con tempo e dedizione off line, in particolare per quanto riguarda il nostro paese.

Un computer non può sostituire la capacità di giudizio più di quanto una penna possa sostituire una solida base di conoscenze letterarie” – Robert McNamara –

Social Networking……….what for?

Lele Dainesi ha recentemente pubblicato alcune sue riflessioni relativamente al ruolo e significato dei diversi social network esistenti partendo da un suo “esperimento” su AsmallWorld.

Tra gli altri sono stato invitato a fornire sul suo blog un commento al tema proposto.

Preferisco invece rispondere all’appello da questi spazi sia per poter fornire un contributo minimamente strutturato che per [tentare di] allargare ulteriormente il confronto professionale su questo tema di grande interesse ed attualità.

Sia nell’articolo pubblicato che nel white paper divulgativo reso disponibile in allegato vi sono pluralità e ricchezza di contenuti, spero di riuscire a dare struttura oltreche corpo al mio modesto intervento.

Procediamo con ordine.

La prima parte del dossier si concentra su cosa siano [e cosa NON siano] i social network. Sia dalla lettura della tabella riassuntiva che dal testo parrebbe emergere come “un social network NON è, invece, un ambiente dove gli utenti possono caricare i propri contributi (file digitali di ogni genere). Un blog non è un SN perchè i lettori non hanno un profilo e non possono essere organizzati su differenti << livelli di amicizia >>”.

Ritengo che questa distinzione sia prevalentemente tecnica/tecnologica e rischia di tralasciare la motivazione e gli obiettivi che le persone si danno [più o meno consapevolmente] nel momento in cui, su sollecitazione altrui o di propria iniziativa laddove praticabile, si iscrivono ad uno o, come spesso accade, più social network.

Nei social network ai quali sono personalmente iscritto l’unico che dà modo di organizzare i propri contatti su differenti livelli di amicizia è Neurona dal quale ben presto rimuoverò il mio profilo poiché la funzione netmail consente uno spamming continuo che definire fastidioso è un eufemismo.

Nella mia esperienza di oltre quattro anni di cura di un blog, dovendo trarre un bilancio relativamente all’utilità personale, in senso strumentale, di questa pratica, ritengo che il valore aggiunto sia derivato proprio dai contatti che sono riuscito a stabilire partendo dalle relazioni che si sono instaurate con altri professionals “visitatori e pazienti lettori” dei miei scritti.

A mio avviso la differenza eventuale può essere rilevata relativamente all’esclusività dei blog, che di fatto sono quasi sempre mono autore, più che al ruolo di creazione di relazioni sociali al quale assolvono meglio di molti social network “generalisti” quali MySpace o Facebook.

Lele Dainesi più avanti all’interno del white paper realizzato afferma che “i SN sono l’evoluzione dei blog Il 2007 sarà l’anno dell’esplosione dei social network perchè i SN sono degli “aggregatori di tempo” (e di attività). Inoltre i SN non sono più una prerogativa dei teenager. La maggior parte delle comunità virtuali esistenti (forum, chat e gruppi di discussione) migreranno verso il modello SN e molti nuovi SN nasceranno …..Se vogliamo che il pubblico attivo cresca dobbiamo favorirne un’associazione in forma di SN perchè i blog sono piuttosto impegnativi da mantenere. Mettere un video su YouTube o aprire una pagina su MySpace sono azioni molto più veloci e semplici di mantenere un blog = questo tipo di attività è destinato a coinvolgere molte più persone”.

Sono dolente di dover complessivamente dissentire da questa affermazione.

Per instaurare delle relazioni che vadano oltre la duplicazione di contatti preesistenti i social network richiedono una dedizione ed un tempo che non mi pare molto diverso da quello di mantenere [“curare”] un blog. L’aggregazione di attività in un unico luogo, virtuale, quale quello di un social network non mi pare che crei delle facilitazioni in termini di tempo da dedicare alle stesse.

Diverso è il discorso relativamente al livello di partecipazione che all’interno dei social network è effettivamente maggiore rispetto a quella dei blog e più vicina a quella dei forum di discussione . Le motivazioni sono probabilmente da ricercarsi nel vissuto che le persone hanno di questi mezzi. Mentre, infatti, i blog [come dicevo] sono ambiti più esclusivi ed autoreferenziale i forum ed i social network sono percepiti come ambienti più aperti e sono dunque facilitanti rispetto al livello di partecipazione ed interazione tra individui. Complessivamente mi pare comunque che anche in questo caso la legge di Pareto si confermi ampiamente.

Certamente, come viene evidenziato dalla verbalizzazione contenuta nel dossier sottoriportata, queste dinamiche generali sono fortemente influenzate da fattori culturali.

Purtroppo quando ho vissuto a Londra i cabs recavano le prime pubblicità che annunciavano l’avvento del fax e quindi non ho avuto modo di vivere e sperimentare personalmente queste dinamiche ma è indubbio che sia la cultura di condivisione della conoscenza che il modo di instaurare e vivere le relazioni sia estremamente distinto tra popoli di diverse nazioni.

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La verticalizzazione dei social network non riguarda soltanto gli argomenti di interesse di gruppi di utenti che a mio avviso si aggregheranno in futuro maggiormente in comunità di pratica quali Marketing Agorà ambisce a divenire ma, come già in corso, attiene maggiormente alla “regionalità” dei network. Lunarstorm e QQ.com sono solo alcune delle esemplificazioni concrete in atto di questa dinamica.

Domani “completerò” il mio contributo su questo tema partendo dagli stimoli contenuti all’interno dell’articolo che ha già attivato un dibattito davvero articolato ed interessante.

A voi la parola.

Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi

Quello che ancora pochi anni fa era riservato agli usi strettamentte professionali è entrato in maniera illimitata nella sfera privata, la tecnologia che riguardava soprattutto le élite sociali ha conquistato tutta la società, compresi gli anziani. Gestire il conto corrente bancario, prenotare un viaggio, cercare e scaricare video e musica, informarsi, tutto si può fare con un clic. Internet dà capacità ineguagliabili di raggiungere il destinatario, di affinare e di personalizzare il messaggio, di misurarne subito l’efficacia.

Ma quelli che stanno subendo la maggiore pressione competitiva e saranno colpiti di più prossimamente saranno gli editori della carta stampata, della televisione, dei media tradizionali, destinati a perdere audience di fronte  all’incalzare dei motori di ricerca, dei portali e dei siti partecipativi, che hanno dimensioni mondiali  e sono dotati di grandi risorse finanziarie.

Chi scrive tutto ciò non possiede piattaforme informatiche, non produce applicativi, non è un Net-maniaco. Al contrario, è stata per molti anni direttore della pubblicità del quotidiano “Libération” ed è adesso alla testa della società di consulenza Aegis Media France. Marie Laure Sauty de Chalon spiega perchè i media tradizionali perderanno presto audience e influenza in “Médias, votre public n’est plus dans la salle“, Nouveaux débats publics, Paris, 2007.

Sulla punta dei  mouse blogger anonimi stanno per diventare leader d’opinione. Come reagiranno i media tradizionali quando perderanno le loro posizioni di rendita, legate all’equazione più lettori abituali = più pubblicità? Saranno in condizione di sedurre ogni giorno il loro pubblico per reggere al confronto con i  cybercittadini, giovani e più anziani, che usano e abusano delle nuove tecnologie?

Il primo problema da risolvere sarà quello del gettito pubblicitario. Ogni lettore oggi vale 10 euro per lo spazio venduto. I ricavi della stampa mondiale, 265 miliardi di euro, prevengono per il 65% dalla pubblicità e la televisione, che ha un giro d’affari di 220 miliardi di dollari, trae il 70% dai messaggi commerciali. Andare su Internet, come i media tradizionali stanno già facendo, non basterà. L’internauta procaccia un decimo di quello che apporta il lettore o il telespettatore.

Bisognerà rimodellare il paesaggio, accelerare e sviluppare nella convergenza tecnologica la lenta marcia forzata dei media mainstream. Radio, televisione, telefonino e computer sono destinati a integrarsi e a competere, a richiedere una flessibilità comunicativa, secondo logiche di trasparenza delle fonti e delle forme dei messaggi giornalistici.

La Rete cambierà completamente i rapporti tra quelli che scrivono e i loro interlocutori e provocherà nuove architetture di comunicazione, di massa, in quanto frutto di combinazioni alternative di media e network sociali diffusi.

Senza nessun pessimismo Sauty de Chalon ritiene che la carta stampata e la televisione ce la faranno a cambiare se potranno contare sul miglioramento continuo dei loro prodotti redazionali e comunicheranno in modo congruente alle attese dei clienti.

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[ Fonte ]

Open Source: Software libero per biblioteche

Anche il movimento del software libero ha sviluppato applicazioni per la gestione di biblioteche. Tutti i programmi disponibili sono creati e distribuiti sotto i criteri di uso di modifica, copia e distribuzione libera.

Software per Archivi e Biblioteche : Molte applicazioni sono disponibili via download directory del progetto Free Software Foundation – supported by Unesco o via SourceForge, importante fonte di accesso a programmi liberi e codice sorgente aperto.

Altra importante fonte di risorse open source la directory del gruppo di lavoro COBDC [Soft Libre – free software development] Tra i programmi di gestione integrale di biblioteche vanno sottolineati : Koha, OpenBiblio o WebLIS erede di CDS/ISIS, importante programma distribuito gratuitamente, molto esteso in tutto il mondo.

Altre applicazioni : Emilda, Gnuteca, Personal Home Library e phpMyLibrary.

A questo tipo di programmi bisogna aggiungere quelli distribuiti in forma gratuita, freeware, benché si presentino come codice chiuso, cioè che non possono essere modificati. [via : biblioblog ].

logo open source

Accessibility : Evoluzione tecnologica ? social web ?

Possiamo affermare di trovarci di fronte ad una e vera e propria evoluzione tecnologica … solo al momento che le tecnologie saranno rese interoperabili tra loro ed altrettanto accessibili !!!

test dello screenreader JAWS su piattaforma Moodle 

[ Video ] Questo video documenta le difficoltà che Jaws [ uno degli screen reader più diffusi ] incontra nel leggere la homepage di un progetto sviluppato su piattaforma [CMS] Moodle .

Cosa è JAWS  ? :

JAWS è un programma concepito per persone affette da gravi disabilità visive, che funziona con il sistema operativo Windows. È distribuito dalla freedom scientific, disponibile sul sito ufficiale in versioni di prova a tempo.

Legge, tramite una voce artificiale [ sintesi vocale ] o, opportunamente impostato e supportato da apposito display, mediante il sistema segno-grafico a rilievo Braille, tutto ciò che compare sullo schermo [ monitor ] in varie lingue.

home page JAWS : http://www.freedomscientific.com

Rimane da capire e definire un labile confine :

Se le attuali tecnologie/applicazioni  [ vedi CMS o content management system – sistema di gestione contenuti ] a supporto del web risultano tecnologicamente evolute … dove si trova l’ingranaggio rotto e/o l’anello debole che tutt’oggi determina la non accessibilità [ vera e propria barriera archielettronica ] di molti documenti pubblicati sul web ? Possiamo ancora definire questa fase come “social web” ?

Se volete aiutarmi a focalizzare il problema, l’area commenti è a vostra completa disposizione !!! Ogni riflessione [user experience] è particolarmente gradita … Grazie !

Web Applications : CreativePro Office

CreativePro Office is the most complete set of online office management tools you’re likely to find at any price – and it’s completely free! Manage your team, clients, projects, invoices, events and quotes [coming soon] from one web-based application.

CreativePro Office is well suited for both independent professionals and small teams of graphic designers, programmers and web developers.

Un interessante servizio web per gestire ed organizzare direttamente online il proprio lavoro. Si tratta di una suite office completa di varie funzionalità, che comprende soluzioni per la gestione documenti, gestione clienti, organizzazione degli impegni, progetti e quant’altro, tutto direttamente via browser.

Per utilizzarlo, è necessario attivare un account gratuito. [il servizio è in lingua inglese]

[via : freeonline]

logo CreativePro Office

home page : http://www.creativeprooffice.com/

Web technologies : OpenID ?

[Reblog] Segnalo un nuovo non-indifferente lavoro di Nicola D’Agostino … dove l’autore riesce con chiarezza a fondere tra loro : storia della Net, cultura informatica ed importanti riferimenti tecnici ! Agevolando cosi la lettura ed apprendimento anche ad utenti neofiti, guidandoli /Inside the OpenID/ … ATTENZIONE ALL’IDENTITA

Dal creatore di Live Journal la proposta di un’identità  personale, facile e non proprietaria per Internet. Come funziona, perchè adottarla e dove si può usare.

di Nicola D’Agostino

Come gestire in maniera semplice ed efficace il problema dell’identificazione e dei login online? Pensiamo alle webmail, ai forum, ai blog, ai servizi come Flickr o alle personalizzazioni di pagine di news o di ricerca. Nell’era del social networking sono ormai davvero tanti i “luoghi” e le occasioni -anche quelle triviali- in cui i navigatori devono identificarsi, spesso con procedure macchinose, diverse tra di loro e, diciamolo, noiose.

Una possibile soluzione qualche anno fa fu proposta da Microsoft con il suo “Passport”. Il sistema però non ha attecchito sopratutto per la scarsa fiducia nei confronti del meccanismo: un sistema di identificazione e autenticazione gestito in maniera centralizzata e perlopiù proprio dal colosso di Redmond, che assumeva così l’inquietante ruolo di un “grande fratello” della rete.

Una risposta interessante a molte di queste esigenze viene dalla mente di Brad Fitzpatrick, il creatore del popolare sito-comunità  LiveJournal.com, che ha creato OpenID.[…]

(http://www.enetweb.net/2007/02/19/topshare-speciale-openid/)

logo OpenID

Tra me e Nicola [ che ringrazio ] seguirono vari scambi di opinioni a favore di questa tecnologia, intrapresi una ulteriore ricerca … testando [ positivamente ] l’implementazione di OpenID su piattaforma personale WordPress [plugin] che tempo permettendo andrò a ri-proporvi …

Video Guida : OpenID

Francesco Caccavella - OpenID 

[video]

Un unico login per tutti i siti del Web 2.0. Questa è la promessa del progetto OpenID, il servizio che si preoccupa di gestire l’identità digitale di ogni navigatore

[a cura di Francesco Caccavella]