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	<title>Commenti a: Brand Advocacy</title>
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	<description>Ripensare il marketing</description>
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		<title>Di: pedroelrey</title>
		<link>http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-257</link>
		<dc:creator>pedroelrey</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 15:31:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-257</guid>
		<description>Caro Alberico,
Grazie delle preziose specificazioni. Attendo con interesse il tuo articolo al riguardo.
Concentrarsi solo sui clienti può essere errato ma ovviamente lo steso vale per i fornitori come ovvio, se qs si accompagna a &quot;rotture&quot; tra i diversi comparti aziendali il potenziale dannoso per l&#039;impresa si amplifica.
Sarebbe davvero interessante - come suggerisce Carlo -immaginare delle mappe che traccino il passaparola riguardo agli acquisti nella GDO...............che ne dite?
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Alberico,<br />
Grazie delle preziose specificazioni. Attendo con interesse il tuo articolo al riguardo.<br />
Concentrarsi solo sui clienti può essere errato ma ovviamente lo steso vale per i fornitori come ovvio, se qs si accompagna a &#8220;rotture&#8221; tra i diversi comparti aziendali il potenziale dannoso per l&#8217;impresa si amplifica.<br />
Sarebbe davvero interessante &#8211; come suggerisce Carlo -immaginare delle mappe che traccino il passaparola riguardo agli acquisti nella GDO&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;che ne dite?<br />
Un abbraccio.<br />
Pier Luca Santoro</p>
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		<title>Di: A.</title>
		<link>http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-255</link>
		<dc:creator>A.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 16:49:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-255</guid>
		<description>I famosi (o famigerati?) dati delle carte fedeltà della Gdo. 
L&#039;ho scritto altrove. I retailer grocery sono seduti su una mi niera di informazioni ma non sanno come usarla. 

Il problema è duplice:
-Incapacità tecnologica: molto spesso non sono in grado di accedere a quei dati in modo agevole. Personalmente mi sono spesso sentito dire cose del tipo &quot;si, ma non so come estrarli&quot;...
-Incapacità di marketing: sembra assurdo ma uno dei veri problemi è che le aziende della distribuzione perlopiù non hanno persone in grado di effettuare delle analisi su quei dati. A volte si perdono nel marasma della quantità delle informazioni. Altre volte non sono in grado di fare clusterizzazioni utili. Altre ancora non sono in grado di &quot;vedere oltre&quot;, capire come usare e come agire su quei cluster. 

Ciò e dovuto secondo me, sia alla profonda scollatura fra il marketing e il commerciale che si vive in queste aziende, sia al fatto che grandi energie di analisi vengono concentrate negli acquisti e nelle negoziazioni con i fornitori (ci sono scale sconti fino a 11-12 livelli. Costi a 4 decimali. Ogni possibile dato e informazione sui costi di acquisto unitari presunti con tanto di proiezioni sui premi di fine anno). 

Sto preparando un post proprio su una promo che Coop ha messo in circolazione in questo periodo adottando un &quot;concept&quot; di micromarketing. Tempo permettendo dovrei poterlo pubblicare negli stessi giorni del lancio dell&#039;iniziativa. 
A presto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I famosi (o famigerati?) dati delle carte fedeltà della Gdo.<br />
L&#8217;ho scritto altrove. I retailer grocery sono seduti su una mi niera di informazioni ma non sanno come usarla. </p>
<p>Il problema è duplice:<br />
-Incapacità tecnologica: molto spesso non sono in grado di accedere a quei dati in modo agevole. Personalmente mi sono spesso sentito dire cose del tipo &#8220;si, ma non so come estrarli&#8221;&#8230;<br />
-Incapacità di marketing: sembra assurdo ma uno dei veri problemi è che le aziende della distribuzione perlopiù non hanno persone in grado di effettuare delle analisi su quei dati. A volte si perdono nel marasma della quantità delle informazioni. Altre volte non sono in grado di fare clusterizzazioni utili. Altre ancora non sono in grado di &#8220;vedere oltre&#8221;, capire come usare e come agire su quei cluster. </p>
<p>Ciò e dovuto secondo me, sia alla profonda scollatura fra il marketing e il commerciale che si vive in queste aziende, sia al fatto che grandi energie di analisi vengono concentrate negli acquisti e nelle negoziazioni con i fornitori (ci sono scale sconti fino a 11-12 livelli. Costi a 4 decimali. Ogni possibile dato e informazione sui costi di acquisto unitari presunti con tanto di proiezioni sui premi di fine anno). </p>
<p>Sto preparando un post proprio su una promo che Coop ha messo in circolazione in questo periodo adottando un &#8220;concept&#8221; di micromarketing. Tempo permettendo dovrei poterlo pubblicare negli stessi giorni del lancio dell&#8217;iniziativa.<br />
A presto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: pedroelrey</title>
		<link>http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-241</link>
		<dc:creator>pedroelrey</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 17:15:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-241</guid>
		<description>Caro Carlo,
Forse più che l&#039;inutilità del marketing la ricerca ricorda concetti che in realtà sono noti da tempo a cominciare da quello che comunemente viene definito il customer delighting.
Per quanto ne so molti dei dati delle carte fedeltà non sono assolutamente utilizzati dalla GDO, Alberico - se vorrà - potrà certamente essere più preciso.
L&#039;idea delle mappe è assolutamente interessante e condivisa per quanto mi riguarda; approfondiamo.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Carlo,<br />
Forse più che l&#8217;inutilità del marketing la ricerca ricorda concetti che in realtà sono noti da tempo a cominciare da quello che comunemente viene definito il customer delighting.<br />
Per quanto ne so molti dei dati delle carte fedeltà non sono assolutamente utilizzati dalla GDO, Alberico &#8211; se vorrà &#8211; potrà certamente essere più preciso.<br />
L&#8217;idea delle mappe è assolutamente interessante e condivisa per quanto mi riguarda; approfondiamo.<br />
Un abbraccio.<br />
Pier Luca Santoro</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cmazzucc</title>
		<link>http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-239</link>
		<dc:creator>cmazzucc</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 10:51:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://marketingagora.wordpress.com/2008/01/02/brand-advocacy/#comment-239</guid>
		<description>La ricerca ripresa e commentata da Pierluca è interessante perchè sembra confermare l&#039;inutilità del marketing, almeno in certi ambiti di mercato e in certi paesi. O forse semplicemente suggerire un utilizzo più intelligente e forse meno costoso di strumenti e approcci marketing più intelligenti e etici. Il problema che secodo me si pone è però quello del contesto all&#039;interno del quale il passaparola si sviluppa o può essere &#039;facilitato&#039;. 

Venute meno le comunità di quartiere e di vicinato, spariti da tempo i punti di aggregazione tipici di comunità nelle quali le persone si conoscevano reciprocamente e comunicavano, il contesto di riferimento è sempre di più il centro commerciale e forse Internet. Contesti nei quali l&#039;individualismo post-moderno trova ampia libertà d&#039;azione e nei quali vengono meno le mediazioni culturali tipiche di comunità coese. 

L&#039;individuo consumatore è sicuramente alla ricerca di maggiore felicità, ma il luogo in cui tenta di soddisfare il suo bisogno non facilità nè il raggiungimento dell&#039;obiettivo nè un passaparola in grado di aiutare gli altri ad essere felici.

E&#039; certamente vero che oggi un investimento in brand advocacy rende di più di uno spot pubblicitario ma la scelta del luogo e soprattutto quanta felicità si è in grado di generare per il consumatore post-moderno fanno la diferenza.

PS: Molti consumatori sono ormai dotati di una o più carte fdeltà. Quello che la grande distribuzione non riesce ancora a cogliere attraverso i dati delle carte fedeltà sono i consigli dei consumatori , i loro commenti, le attività di passaparola che fanno fin dall&#039;uscita di un supermercato. A me piacerebbe riuscire non solo a fare questo ma anche a produrre delle mappe in grado di evidenziare le varie reti che si strutturano intorno al passaparola......nessuna idea????

Ciao
Carlo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca ripresa e commentata da Pierluca è interessante perchè sembra confermare l&#8217;inutilità del marketing, almeno in certi ambiti di mercato e in certi paesi. O forse semplicemente suggerire un utilizzo più intelligente e forse meno costoso di strumenti e approcci marketing più intelligenti e etici. Il problema che secodo me si pone è però quello del contesto all&#8217;interno del quale il passaparola si sviluppa o può essere &#8216;facilitato&#8217;. </p>
<p>Venute meno le comunità di quartiere e di vicinato, spariti da tempo i punti di aggregazione tipici di comunità nelle quali le persone si conoscevano reciprocamente e comunicavano, il contesto di riferimento è sempre di più il centro commerciale e forse Internet. Contesti nei quali l&#8217;individualismo post-moderno trova ampia libertà d&#8217;azione e nei quali vengono meno le mediazioni culturali tipiche di comunità coese. </p>
<p>L&#8217;individuo consumatore è sicuramente alla ricerca di maggiore felicità, ma il luogo in cui tenta di soddisfare il suo bisogno non facilità nè il raggiungimento dell&#8217;obiettivo nè un passaparola in grado di aiutare gli altri ad essere felici.</p>
<p>E&#8217; certamente vero che oggi un investimento in brand advocacy rende di più di uno spot pubblicitario ma la scelta del luogo e soprattutto quanta felicità si è in grado di generare per il consumatore post-moderno fanno la diferenza.</p>
<p>PS: Molti consumatori sono ormai dotati di una o più carte fdeltà. Quello che la grande distribuzione non riesce ancora a cogliere attraverso i dati delle carte fedeltà sono i consigli dei consumatori , i loro commenti, le attività di passaparola che fanno fin dall&#8217;uscita di un supermercato. A me piacerebbe riuscire non solo a fare questo ma anche a produrre delle mappe in grado di evidenziare le varie reti che si strutturano intorno al passaparola&#8230;&#8230;nessuna idea????</p>
<p>Ciao<br />
Carlo</p>
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