Numerica & Ponderata

Ci sono alcuni momenti della vita che a noi tutti restano impressi in maniera indelebile. Tra questi, personalmente, annovero il mio primo lavoro come assistant product manager in una grande azienda del largo consumo alimentare.

Giorni di sfida, di crescita personale e professionale, che ricordo con complessiva grande soddisfazione anche se le giornate trascorrevano con attività prevalentemente [in termini di impiego di tempo] esecutive a fare i conteggi dei primi 3×2 alle catene della GDO o sui libroni dei servizi family e retail della Nielsen.

E’stato allora che , mentre attaccavo alla lavagna apposta dietro alla mia scrivania l’ennesimo rotolo di carta da calcolatrice utilizzata per i precitati conteggi [siamo nel 1987, per dovere di cronaca], ho appreso e compreso il significato di numerica e ponderata.

Nello specifico i miei riferimenti erano relativi alla allora emergente GDO [forse qualcuno dei lettori si ricorderà delle mitiche "sette sorelle"] che numericamente aveva un peso estremamente ridotto in termini di numerosità dei punti vendita ma già allora sviluppava un peso sulle vendite complessive dei prodotti di cui ero co-responsabile di rilevanza. Quella era, appunto, la ponderata che l’istituto di rilevazione ci forniva; il peso specifico di quei punti vendita sul totale del sell out dei prodotti/mercati presi in considerazione.

Sarà certamente l’ennesimo anacronismo o, forse,il nostalgico ricordo di un misero consulentuncolo della più povera delle province della ricca Emilia Romagna ma mi sfugge davvero perché questo preistorico concetto del marketing e delle rilevazioni di mercato non possa essere apparentemente applicato alla comunicazione on line e, quindi, ai blog.

Non passa giorno senza il quale non appaiano formidabili rivelazioni sulla vera natura dei blog e su quali siano i parametri di successo di questo, originariamente, user generated media.

L’ultimo in ordine di apparizione arriva addirittura dal blog del Laboratorio sperimentale della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università di Venezia che venerdì scorso pubblica un articolo dal suggestivo titolo: Per un analisi dei fattori di affermazione di un blog.

Tutte le volte che qualcuno parla di questo argomento o collaterali la blogosfera italiana si infiamma ed anche in questo caso sono ben 178 i commenti [al momento della redazione di questo articolo] al precitato articolo che parrebbe fare parte di più ampie trattazioni, o meglio, forse, disquisizioni, sul tema.

Nell’articolo vengono proposti, con una genericità disarmante, i fattori esogeni e endogeni per l’affermazione di un blog identificandone apparentemente gli elementi salienti per ciascuna delle due aree.

Terrificante!

Terrificante è la genericità in termini di applicazione dei concetti proposti ed ancorpiù terrificante è che questo avvenga per mano di autorevoli professori che propinano queste genericità ad ignavi discenti.

Terrificante è racchiudere sotto una unica egida il blog in assoluto come entità astratta, come se si inglobassero, a titolo esemplificativo, pubblicazioni cartacee senza fare distinzione tra “Il Sole24Ore” e la “Nuova Ferrara” o tra “Panorama” & “L’impresa”.

Terrificante è il presupposto per il quale il blog “di successo”, corrisponda necessariamente a il blog con accessi e commenti a profusione dal quale parte l’autore dell’articolo.

Di recente abbiamo effettuato una review sulle differenze che esistono all’interno della macrocategoria definita external corporate blog in un articolo il cui titolo [“Si fa presto a dire blog“] parrebbe calzare su misura relativamente agli insegnamenti e considerazioni fatte dall’illuminato docente dell’Università di Venezia.

Cogliamo oggi l’occasione per ricordare che la numerica e la ponderata sono due elementi ben distinti, così come distinti sono gli obiettivi di comunicazione di un blog, personale o aziendale che sia.

Invitiamo professori, esperti dei new media e blogstar a riconsiderare con maggior attenzione la componente ludica che Caterina riprende amplificando e, soprattutto, qualificando gli aspetti sottintesi [o dimenticati] da loro o, in alternativa, ad esimersi da esprimere opinioni, peraltro trite e ritrite, e concentrarsi su fatti confutati da ricerche magari anche empiriche.

A breve il gruppo di collavorazione partirà con una sperimentazione relativamente ai risultati di un external corporate blog di natura locale e con una desk research inerente successo ed autorevolezza di alcuni blog italiani cercando, appunto, di opporre fatti alle opinioni.

Speriamo davvero di far si che i fattori esogeni ed endogeni non divengano patogeni. Stay Tuned and partecipate.

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5 Risposte

  1. L’articolo è di William Nessuno che, detto fra noi, chi sarebbe?
    Un professore universitario non credo …
    Lo conosci?

  2. Caro Mario,
    Leggendo sembra che William Nessuno sia lo pseudonimo di uno dei due professori universitari della cattedra dell’ Università di Venezia. Ovviamente non lo conosco personalmente.
    Pier Luca Santoro

  3. Ti dico perchè mi ricordavo di averlo intravisto nel blog
    piùBlog della Bellini http://www.piublog.it/
    E’ nei partecipanti. (ci sono anche io… :D)

    Ad ogni modo, concordo sul fatto che non mi sembra un’analisi degna di un approccio “universitario”, cioè di ricerca.

    Ciao

  4. Caro Pier Luca,
    dopo aver letto il post di ibrid@mente (ma non ce l’ho fatta con i 180 commenti) mi associo al piccolo moto di ribellione sulla qualità misera dell’intervento e sull’assoluta mancanza di spirito critico rispetto all’enfasi sui numeri da blogstar. In barba a qualsiasi teoria sulla coda lunga, all’esperienza fatta da ognuno di noi sulle ricadute professionali del nostro scrivere (nonostante, credo, i piccoli numeri), di fatto, a qualsiasi approccio di marketing… Da sempre scrivo con la consapevolezza che i visitatori non si contano, ma si pesano. Interpretare la blogosfera solo alla luce di analisi “broadcasting” o alla luce dello spirito ludico (che, mon Dieu, mai dovrà venir meno…) mi sembra davvero un po’ tristanzuolo… Poi chapeau: rispetto agli obiettivi 180 commenti sono un ottimo risultato… (mentre commentavo ne ho letto qualcuno: triti consigli su piccoli espedienti – scrivere nell’ora di punta, aggiornare continuamente lo stesso post… – per aumentare traffico e pagerank con qualità zero. Che dire: la logica televisiva che impera. Peccato che invece della qualità di alcuni serial americani ci siano un po’ troppe produzioni stile mammuccari in giro ;-)
    ciao e buon lavoro

  5. Caro Paolo,
    Devo confessare di non aver letto neanche io tutti i commenti.
    Si utilizzano nomi di complessità mostruosa [Laboratorio sperimentale della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università di Venezia] per poi scrivere banalità da bar. Come ho detto, terrificante! Guardare ai new/social media con la stessa lente e con lo stesso approccio dei mainstream media è – come ormai noto – un errore. Come ben sai Marketing Agorà nasce anche per questo.
    Un abbraccio.
    Pier Luca Santoro

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